12/12/09 - Stadio Carlini - Cavalieri vs Orche PDF Print E-mail

«Lo Stadio Carlini è uno stadio di Genova, aperto al pubblico nel 1927 e ristrutturato nel 1981. È uno degli stadi storici di Genova insieme al Ferraris. Il Carlini venne edificato nel 1912, nato dalla matita di Aldo Rizzo.

La sua apertura avvenne molto più tardi, nel 1927, a causa di varie peripezie anche di carattere economico. Nel corso della sua storia è stato il primo stadio per capienza di Genova anche se per pochi anni, prima dell’apertura del Ferraris. Nel 1982 è stato completamente ristrutturato e ospita ancor oggi numerose partite di rugby». (da Wikipedia).

La prestigiosa enciclopedia on-line sostiene che l’incontro più importante disputatosi fu con ogni probabilità una amichevole tra Genoa e Russia in preparazione ai Mondiali di calcio del 1990. L’informazione è sbagliata, o quantomeno va aggiornata alla luce di quanto accaduto nella tarda mattinata di sabato, 12 dicembre 2009. Per quanto possa apparire sorprendente, i Cavalieri di San Giorgio hanno esordito nel loro stadio giusto l’altro giorno. Ottantadue anni dopo la sua costruzione, dodici dopo il debutto della formazione old del rugby ligure. La partita ha restituito almeno una di quelle certezze che la storia recente – George Clooney omosessuale, il McDonald nella piazza Rossa, Maradona disintossicato – ci aveva impietosamente portato via.

I padroni di casa hanno affrontato gli omologhi del Recco ed hanno vinto senza fare sconti. Come se il tempo si fosse fermato. I Cavalieri sono andati in mèta per tre volte, e pazienza se a farlo sono stati giocatori di quelli che non amano la ribalta. Tre rugbisti tutti di un pezzo, che non parlano, tre atleti che non hanno mai aperto bocca in tanti anni di onorata attività e che per nessuna ragione – potete giurarlo – torneranno su questa impresa da protagonisti: Tomaso Martino, Michele Cavallo, Antonio Elies. Tecnicamente, il match non è mai stato in discussione. La maggior parte del tempo si è giocato nei 22 rivieraschi, forti di una mischia puntuale nelle ripartenze e in ruck – nonostante le antiche balbuzie in touche -, e di una linea di tre-quarti solida e attenta. Vale la pena di sottolineare, e questa è senza dubbio la vittoria più importante, che in molti hanno vestito per la prima volta la maglia ufficiale dei Cavalieri, segno che nonostante le fisiologiche assenze si può contare su di un robusto ricambio: Donati ha fatto sentire il proprio peso e così Felice Gropplero, Stefano Rocca si è stoicamente immolato, Conti all’ala si è ben disimpegnato, Narizzano ha dimostrato di essere un’apertura di sicuro affidamento.

Ancora due segnalazioni. Una per Piero Zaami, allenatore magari un po’ gay – con quegli strani nastri appiccicati sulla schiena – ma lucido e coraggioso anche in campo. L’altra per Mauro Pizzagalli, arbitro impeccabile. E le scoreggine di Ciro?, chiederanno i nostri fedeli lettori. Niente scoreggine, niente Ciro: che qualcuno ci restituisca presto quella controfigura di pilone, o il rugby non sarà più quello di prima. Le Orche di Recco si sono confermate formazione affiatata e molto sportiva. Tra il pubblico c’era chi sottolineava la grande organizzazione del XV biancoazzurro, in particolare nelle rimesse laterali, e al tempo stesso rimarcava - scuotendo la testa – l’eccessivo individualismo degli arlecchini: «Il trionfo dell’autogestione», diceva. E’ in parte vero: tra una squadra talentuosa ed una organizzata, sarebbe meglio sceglierne una talentuosa ed organizzata. Per il momento, accontentiamoci della prima. Si è giocato nella polvere del Carlini, appunto. Si è giocato bene. Si è vinto. Nessuno si è fatto male.

Ma il meglio doveva ancora venire. Un terzo tempo sulla carta un po’ avventuroso si è poi rivelato perfetto. Grazie soprattutto al nostro anfitrione, Vito. Un personaggio che invita ad una riflessione: se il 9 aprile 1890 in un hotel di Bradford, davanti a un piatto di ostriche e qualche pinta di birra scura, sono nati i Barbarians, allora ci sono buone ragioni per credere che alla pizzeria Diana anche i Cavalieri di San Giorgio possano trovare il loro posticino nella storia.

Dal vostro inviato Narvalo.

 

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