27/03/10 - Cavalieri vs B.old Rugby Club PDF Print E-mail
“Ninno..!!! Oh Ninno!! Ninno.....vieni fuori, bastardo...oh, Ninno..!! NINNO!!!!”. Partito quasi come un latrato, l’urlo nella notte andò spegnendosi piano. Morì in una specie di singhiozzo. Erano forse le dieci di sera, a San Martino, e quel verso animale metteva la parola «fine» - finalmente – ad una lunga e convulsa giornata di rugby, protagonisti i Cavalieri di San Giorgio: che li dovete prendere così, tutto o niente. E dunque l’appuntamento al Carlini – il terzo della stagione, tra l’altro abbiamo sempre vinto: sarà che i nostri avversari non sono più abituati a fare i conti con pietre e sabbia, per non dire di quelle docce putrescenti – era con i Bold di Monza, squadra ginnica e tosta in grado di proporre ed accettare l’invito nel giro di un paio di settimane. «Questi sono forti. Questi si allenano di brutto, mica come noi», avvertiva Carletto alla vigilia. Giornata di sole, arbitro Pizzagalli. Cavalieri in formazione d’assalto, nonostante l’assenza della coppia mediana. Il Narvalo, sfinito da una dissenteria da cozze baresi, ridotto a fare l’allenatore a bordo campo e quindi Narvalinho, zero tituli. Orfani di Patrone, abbiamo sorpreso tutti con la mossa vincente: Marietto Fusco, un grande ritorno, a distribuire palloni come un metronomo. Metronomo, non metronotte. Il suo posto verrà poi preso da Gibo Parodi, che del mediano di mischia ha senz’altro la lunghezza del pene, e pure il passaggio. Insomma, i titolari non li ha rimpianti nessuno. Anzi. Mancava anche l’apertura: Schicco e Berti, non pervenuti. Ma i Cavalieri hanno sempre un asso nella manica, e questa volta l’asso si chiamava Paolo Ricchebono. Per il resto una squadra quadrata, con in seconda linea Marubbi e Felice Gropplero, e la coppia di centri più elegante del mondo: Carletto più Cheval, i Dolce & Gabbana dell’ovale. Ad estremo abbiamo schierato l’oriundo Elies, che stranamente calzava scarpe con tacchetti e non le tradizionali infradito. Partita intensa nel primo dei tre tempi, dominata da una mischia più pesante e dinamica – strano a dirsi, con Donati e Francesco Gropplero: i due parevano spiritati -, vinta nonostante la robusta difesa avversaria grazie ad una bella mèta di Ricchebono. Altri due tempi da venti minuti con molti cambi e un po’ in sofferenza, ma risultato tutto sommato meritato. Di questo bel pomeriggio di sole e senza infortuni si ricorda tra l’altro una bella percussione dello zio Tarzàn (l’avvocato Saturnino), i guantini da inguaribile gay indossati dal lupo di Busalla (Nardi, come sempre implacabile in touche), gli improbabili scaldamuscoli azzurri di Mangiapanello, l’inquietante risata di Olly, il ciuffo di Crotti, una corsa di Sposaro che sembrava Dorando Petri sul traguardo della maratona, la panza protesa di Rocca in difesa dell’ultima mèta. E la mano gonfia di Gibo, che in seguito all’infortunio non ha potuto toccarsi per giorni: il suo pene è così tornato normale, cioè piccolissimo. Il terzo tempo da Vito ha offerto una grande sorpresa: il pesto di colore verde. Poi molti brindisi, pure troppi. E una serie di domande. Perché Pizzagalli arbitra «di conseguenza»? Perché il pene di Gibo ha quelle dimensioni? Perché il Topotower odia il formaggio? Perché il Narvalo si ostina a mangiare le cozze crude? Ma soprattutto: chi è Ninno?

Dal nostro inviato NARVALO.

 

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