30/05/10 - Genova - 4° Torneo delle Repubbliche Marinare PDF Print E-mail

Breve resoconto di una torrida giornata di Rugby creativo

Nel torrido pomeriggio che ha visto celebrarsi il IV torneo delle repubbliche marinare due sono stati i lampi nel campo bianco - crociato che hanno illuminato l’ evento, caratterizzandolo positivamente per i colori genovesi.

Sembra che gli episodi di cui veniamo a parlare abbiano, a vari livelli nell’IRB, suscitato l’interesse ad un approfondito esame: si vuole accertare se in effetti nel nostro sport tutto è già stato inventato, tutto è già stato detto o può restare ancora spazio per qualcosa di nuovo, di fantasioso, di efficace. Nelle rimesse laterali fare finta di alzare il primo saltatore quando il comando del mediano vuole il lancio sul secondo è non solo sorpassato ma oltremodo faticoso; portare su è giù quarti di manzo con panze debordanti è attività da far tremare le vene dei polsi a guerrieri più attrezzati dei nostri. Così come, al risparmio, fare finta di attaccarsi alle braghette di un saltatore per poi all’ultimo girarsi ed arpionare quelle dell’altro è attività che può far risparmiare un po’ di forze si, ma è come il “boccon dell’uasso”, ormai non ci crede più nessuno. Diverso e molto meglio invece, e qui sta l’ingegnosa invenzione dei cavalieri protagonisti di questa giocata, inscenare un finto diverbio tra saltatore e compagno incaricato di portarlo su, in cui l’uno dice all’altro, ripetutamente, a voce molto alta, sottolineando l’affermazione con qualche bussetto sulla scapola del finto tonto, “sono io che devo saltare, girati dalla mia parte”. Questo è quello che hanno inscenato i fantasiosi giocatori. L’inatteso siparietto ha portato ai risultati avuti di mira dai deuteragonisti mischiaioli: ed infatti alcuni degli avversari restano disorientati dal pensiero ”ma saranno mica tanto coglioni da dire sul serio che salta quello che si sta lamentando a voce alta; lo fa apposta perché noi lo sentiamo, lo marchiamo stretto e loro, frubbi, lanciano sull’altro!!!” mentre gli altri, incapaci di pensare che possa essere tutto vero, si rotolano sul terreno per inattesi quanto inspiegabili mal di pancia. E’ così che nello scompiglio generato nelle fila nemiche lanciamo e finalmente riusciamo a vincere la prima touche della partita. Il secondo colore della giornata - che conferisce una tinta sanguigna ad una partita che sarebbe stata altrimenti normale – è un urlo che squarcia la calura, che ghiaccia i cuori anche dei più coraggiosi, che pone molti interrogativi anche agli algidi celti: “dottore, zio, corri che non sento la spalla”. Il cavaliere che, per la modestia degli avversari, non avendo straordinari da fare si è passato il primo tempo della partita parlando con la propria spalla, improvvisamente non l’ha più sentita e temendo che qualche avversario mariuolo glie la avesse portata di soppiatto via, ha urlato il suo disappunto ai quattro venti, senza preoccuparsi di guardare che non gli fosse scivolata oltre la linea del fallo laterale o, chessò, nella zona di palla morta. Ha ululato il suo dispetto anche a costo di farci riconoscere per quelli che in effetti siamo. Ma anche questa nuova giocata – fatta subito dopo aver subito una meta di prepotenza – ha ottenuto il suo bel risultato: agli avversari ingordi che con finta non curanza si sono messi a vedere se trovavano questa benedetta spalla, per appropriarsene e magari ostentarla come trofeo nelle sagre del loro paesello, abbiamo spezzato il ritmo, abbiamo interrotto il loro forcing nel momento per noi più pericoloso e la circostanza che non lo abbiano più ritrovato e non ci abbiano inflitto altre segnature dimostra chiaramente l’oculatezza della mossa.

 

                                                                                                                                                                                              Zio Tarzan

 

Potete trovare altre immagini del torneo al seguente indirizzo :  www.paolazucchi.com/rugby

 

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