04/06/11 - Venezia - V Torneo delle Repubbliche Marinare PDF Print E-mail

 

V TORNEO delle REPUBBLICHE MARINARE

Venezia 4 giugno 2011

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Cavalieri partecipanti al Torneo:

Masini, Arnulfo III, Saturnino, Gropplero II, Marubbi, Zucchi, Martino, Zaami, Donati, Bruno, Pizzagalli, Barelli, Galiberti, Lerda, Elies, Morasso.

Primo cap per Massimo Masini che ha giocato con impegno e competenza.

Buona e senza sbavature la prestazione di Alberto Bruno che ha festeggiato i suoi primi sessanta anni.

Ottima prestazione, di peso e di sostanza, quella di Graziano Arnulfo il quale immotivatamente sostiene che se si allenasse giocherebbe peggio.

1° incontro: Genova – Venezia 0-1 Cavalier of the match: M. Marubbi

2° incontro: Genova – Pisa 0-2 Cavaliers of the match: A. Elies, Arnulfo III

3° incontro: Genova – Amalfi 2-4 Cavaliers of the match: M. Cavallo, C. Galiberti

Meta men: Tomaso Martino che prende la palla nei nostri 22, spazza un paio di avversari come forfora dal colletto e brucia in velocità quelli che tentano di inseguirlo; Piero Zaami – in questo caso più golpe che lione - che finalizza una ripetuta percussione della mischia nei 5 metri.

Cavalier of the tournament Mauro Pizzagalli: ottima prestazione quella del vegliardo che smista tutti i palloni mettendo sempre sul piede di avanzamento la squadra, non dando mai punti di riferimento fissi agli avversari. Mette il sigillo definitivo ad una prestazione maiuscola nel secondo tempo della partita con Amalfi: due avversari sfuggiti ai controlli si involano sulla fascia ed entrano nei nostri 22 inseguiti dal Nostro che costringe quello all’esterno a passare con una palombella la palla al socio. E qui accade il prodigio come quando, circondato da cani e cacciatori, un leone si volta fiero della sua forza verso chi gli sbarra la strada ed il suo animo intrepido non trema e più volte si getta verso il nemico che cede sotto il suo assalto così Pizzachikens con un salto miracoloso ghermisce la palla, passa in mezzo ai due sbigottiti avversari - che ancora non hanno capito come abbia potuto saltare così in alto – con una finta si sbarazza di altri due avversari, compie venti metri di corsa e passa ad un accorrente Cavaliere. Tutti i presenti sugli spalti – l’azione si è svolta dal loro lato – in piedi ad applaudire ed a gridare ripetutamente “bravo”.

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Ritornando alle vicende terrene, a quelle che hanno riguardato tutti gli altri mortali il Torneo potrebbe essere così riassunto: Mancò la fortuna non il valore! Anche se per prendere 7 mete e per averne fatte solo 2 forse è mancato qualcos’altro: un po’ di gioventù, un adeguato numero di ricambi da utilizzare in tre faticosissime partite ed infine qualche allenamento mirato in più. I Cavalieri convenuti al Lido di Venezia per difendere le insegne della Repubblica di Genova sono usciti dal campo a testa alta avendo fatto fino in fondo il proprio dovere, ma questo non è bastato ad uccidere il Dragone rappresentato da squadre più giovani, più numerose ma soprattutto più brave. Va riconosciuto il merito senza remore e senza infingimenti: gli altri sono stati più bravi. Alcuni sono stati più bravi degli altri perché hanno anche esibito correttezza e fair play: i Veneziani in qualche occasione hanno comunicato all’arbitro circostanze a loro sfavorevoli e favorevoli all’altra squadra! Cose d’altri tempi, così care a chi bazzica da old il nostro sport anche se, ormai sempre più spesso, alla gente piace solo riempirsi la bocca di belle parole, di rispetto per l’avversario, di onore. Nella pratica questo iniziale slancio di genuina emotività si è andato affievolendo fin quasi a sparire avendo preso una piega un po’ spiacevole. E’ accaduto anche ieri l’altro in questo Torneo. La volontà di fare la squadra vincente inserendo nella rosa giocatori cui la giovanile vivacità o la formazione culturale impedisce di cogliere o semplicemente di ricordare i princìpi base dell’universo rugby in generale e di quello old in particolare: divertirsi portando rispetto all’altra squadra i cui componenti devono essere considerati avversari e non nemici. Si è assistito invece a scene di inadeguata bruttezza con accenni di rissa ad ogni stormire di fronde, ad ogni palla vinta o persa in ruck, con ripetute filastrocche platealmente offensive, con sgargianti minacce di menomazioni fisiche proferite con ghigni da bandidos della sierra. I capitàni dov’erano? Perché hanno permesso questa desolante deriva? Credo che sia arrivato il momento di dire basta a questo modo di concepire questo Torneo che, lo si voglia o no, è pur sempre di rugby old. Occorre parlarne! 

Ziotarzàn

 

 

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