Stefano Bianchi PDF Print E-mail
I vecchi rugbisti non muoiono mai, al limite passano la palla. Ma vaffanculo, almeno fateli diventare vecchi, questi rugbisti di merda. Stefano Bianchi se n'è andato, aveva 40 anni e lascia Francesca e Tommaso,

che il 19 dicembre compie 6 anni. Se n'è andato, mi piace pensare, con uno scatto dei suoi, quando incassava la testa nelle spalle e provava ad andarsene, col pallone in mano. Lui che era sempre incazzato, che quando giocava ci metteva tutto, come tutti noi, lui che è stato il capitano del Cus Genova, e per essere il capitano devi essere un tipo speciale. Nei discorsi prepartita non ti caricava per quello che diceva, ma per come lo diceva, perché capivi che c'era tutto lui, lì dentro, e quindi tutti noi. C'era sempre, Stefano, quando si trattava di giocare, e per noi era una faccenda maledettamente seria, giocare. E c'era sempre anche quando c'era da bere e stare insieme, e per noi era una faccenda altretta nto estremamente seria. Se in quegli anni c'era un grande gruppo è stato merito anche di Stefano, e del suo esserci sempre, per tutti. E poi, quando in quegli occhi spesso, troppo spesso seri, balenava una risata, era una risata grande, come il cuore che aveva. A me piace ricordarlo mentre si gioca, mentre corre, mentre si incazza, in primis con se stesso, mentre è un po' brillo e ride, mentre disegna con quel suo stile inconfondibile. A me piace ricordarlo cercando di non piangere, perché non si fa, ma non so se ci riesco. A me piace ricordarlo vivo, e lo sarà sempre, per tutti quelli che lo hanno conosciuto con una cazzo di palla ovale in mano.

Grazie, Cavalieri

Lele

 

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