30/04/2016 - CSG vs Barberans PDF Print E-mail
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A Genova, sabato 30 aprile 2016

 

campo Carlini ore 13.00 e seguenti

 

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LA CLASSE NON E’ ACQUA e DA SCEMI NON SI STUDIA

 

 

 

ovvero

 

 

 

 

 

la classe, intesa come modo signorile di rapportarsi con l’avversario sul campo, non l’ottieni come l’acqua che basta aprire il rubinetto per esserne inondato mentre il rugbista del circuito per Veterani che a cinquanta anni compie scene di malavita e lancia improperi agli avversari come quando ne aveva venti ha inutilmente sprecato trenta anni della sua povera vita ed era meglio che si dedicasse ad un’altra disciplina sportiva.

 

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Hanno fatto onore al Rugby dedicando la vittoria ottenuta con fatica e sacrificio al caro ed insuperato Mauro Pizzagalli, cui tutti ad una sola voce augurano le migliori cose, i seguenti Cavalieri:

 

Zucchi (capitàno, sempre sia lodato), Di Muzio, Corinni, Alfredo Olivieri, Cavallo, Franz Gropplero, Felici, Nando Saturnino, Solazzo, Crotti, Parodi, Calandri, Vassallo, Felice Gropplero, Ferrari, Elies, Maggiolo, Conti, Jack Saturnino, Patrone, Galiberti, Mantovani, Lercari e Micco.

 

che in tre tempi da quindici minuti ciascuno, solo alla fine, hanno avuto ragione di una bella ed agguerrita compagine con la quale in futuro sarà necessario intessere più stretti rapporti amicali:

 

CAVALIERI di SAN GIORGIO - 3 # BARBERANS Rugby & Vino di Alessandria – 2

 

con le mete arlecchine di Elies (2) e Olivieri.

 

ARBITRO: il Tossico cui non basta più giocare e nemmeno allenare intendendo votarsi all’area di quelli che per definizione sono a tutti gli effetti “cornuti”.

 

SOSTENITORE: il Chierichetto in permesso premio dall’infermeria.

 

ESPULSO: l’incolpevole Clacon trascinato in una zuffa da pecorari, da un giovanotto che non era di Alessandria né del Piemonte o della Lombardia.

 

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Partita organizzata in una settimana grazie all’impegno di Giulio Spiri che ha messo insieme i suoi Barberans ricorrendo a qualche aiuto esterno per raggiungere il quorum necessario: il risultato è stato encomiabile e la domanda sorge spontanea: se con una squadra messa su all’ultimo minuto Giulio ha riunito gente capace di difendere in linea, che hanno vinto tutte le nostre touche (tranne quella in cui Ziotarzàn in combutta con l’Oplomaco ha lanciato una furba), che hanno sorpreso col pallone in mano, tenendoli su, fuscelli come il Sasso e Lercari guadagnando sempre il turn over, se avesse avuto più tempo a disposizione che scherzo ci avrebbe combinato?

 

Tanto per colorare le cose con la giusta tinta occorre subito mettere in secondo piano le mete segnate dal Punico – che si è limitato a stazionare laggiù all’ala scegliendo con cura le zone più assolate per migliorare di molto la già marcata abbronzatura - il cui unico merito è consistito nel ricevere il frutto, ottenuto e trasmesso da altri al prezzo di furibonde zuffe, e depositarlo con tranquillità a destinazione che ci sarebbe riuscito anche un infante. Anzi, a volerla dire tutta, l’accento va posto sull’unica volta in cui era richiesta un po’ di attenzione per ricevere un passaggio poco oltre il centrocampo in cui – per lisciarsi i baffi guardando la vasta prateria sguarnita di difensori - si è miseramente evacuata la palla.

 

Graditissimo ritorno di Shunka Wakan, un po’ a corto di fiato ma sempre elegante e massiccio, che voci di portineria non ancora confermate danno sulla via del ritorno alla casa arlecchina. All’indomito Maggiolo, che sembra essersi rimesso completamente dall’infortunio al gomito, va ascritto il merito di aver dato l’esempio, di aver indicato la maniera di affrontare l’ultimo spicchio di tempo in una partita che sul due a zero sembrava ormai irrimediabilmente compromessa. Il redivivo Meganoide ha portato avanti per molti metri tanti palloni recuperati dimostrando di essere quasi in perfetta forma. Bella prestazione quella di Fabio Ferrari autore di efficaci percussioni e quella di Be Be Zop che, nel ruolo di apertura, molti vorrebbero fosse subito fatto santo. Non brillante come al solito la prestazione del callido Barlafuss, spiazzato e dispiaciuto per l’assenza del proprio complice Balabiott. La generosità e la possanza di Felice Gropplero hanno permesso, una volta guadagnato il pareggio e poi la vittoria, di guadagnare la giornata tenendo al dovere gli avversari.

 

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Il rancio da Vito è stato ottimo ed abbondante (la frittura di lamprodeschi è andata letteralmente a ruba) sufficientemente annacquato da prelibatezze messe a disposizione dalla dispensa del sempre fedele Andrea Felici.

 

Ancora una volta si invitano quelli che bevono per dimenticare di pagare al momento dell’acquisto il prezzo di quanto ingeriscono; ciò per due ordini di motivi: a) perché nulla sfugge a Pasquale; b) perché Ziotarzàn ce ne ha a basta di disturbare la propria scarsella per colpa di questi smemorati.

O’mero Stanco

 

 

 

 

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