13/05/2017 - XVI Torneo di Rovigo PDF Print E-mail
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XVI Torneo Old Città di Rovigo


 


Rovigo, campo Mario Battaglini, sabato 13 maggio 2017



Giocatori abili e arruolati: Rocca, Calandri, Lercari, Torre, Arnulfo II, Gropplero, Gropplero II, Galiberti, Zucchi, Micco, Odone, Galliano, Nardi, Selva, Repetto, Pontiggia, Mantovani, Cavalleri, Conti, Vassallo, Felici.


Media Manager: Allavena


Capo Spedizione: Pizzagalli



Risultati sul campo:


Cavalieri-Passatelli            2-2          (Lercari, Mantovani)

Cavalieri-Bislunghi             3-3          (Odone, Mantovani, Selva)

Cavalieri-Rinogeronti        3-0          (Rocca, Galliano, Galliano)


 


Sulla disanima tecnica sarò breve.

Partite agonisticamente intense, con punte di grandissimo gioco da parte nostra per intensità e qualità, seguite da alcuni momenti di blackout che ci sono costati almeno la partita con i Passatelli, che avremmo sicuramente meritato di vincere.

Tutti hanno dato il massimo delle loro possibilità.

Volendo fare giusto un paio di nomi, mi piace ricordare lo spirito di sacrificio di Felice, che pur non venendo da un momento di forma fisica ottimale, ha accettato di venire e si è sacrificato su ogni palla.

Vorrei anche ricordare lo spirito di abnegazione e di attaccamento alla squadra di Giulio, che ha avuto meno possibilità di minuti sul campo, ma non per questo si è lamentato per aver partecipato ad una trasferta lunga e dispendiosa che credo conserverà, come tutti noi, nella sua mente.


Ma i veri protagonisti sono stati altri.


Sono stati i cento passi che separavano Pizza dalla mia macchina alla sede dei Veci, dove lo aspettavano gli amici di tutta una vita

Cento passi di cui gli ultimi quaranta molto impegnativi, perché le scale del Battaglini sono ripide anche per un leone come lui, e perché ad ogni passo scendevano lacrime sempre più grandi, le stesse che scendevano dalle guance di Visentin, Frezzato e compagnia bella che lo aspettavano in cima come se fosse Rocky a Filadelfia, le stesse che anche io accompagnandolo facevo fatica a trattenere.


In quel momento ho capito che la giornata poteva finire anche lì, che non ci sarebbero state mete, azioni importanti, partite giocate allo spasimo, che avrebbero potuto essere più importanti.

Ho capito che era giusto che ancora una volta fossimo lì, anche se fossimo stati solo quattro o cinque solo per accompagnare lui in quella città, ma soprattutto in quello stadio, solo per riconoscenza di quanto lui ha dato a questo sport, al nostro club e a noi uno per uno che abbiamo la fortuna di averlo come guida, chi da una quarantina d’anni e chi da un po’ di meno.


E quel momento è durato tanto, perché per tutta la giornata fino a sera inoltrata ha ricevuto manifestazioni di affetto da tutti quelli che lo conoscevano tra i componenti delle 18 squadre presenti, che non hanno lesinato in abbracci, ricordi dei vecchi tempi e manifestazioni d’affetto sincere e commosse.


Lo riconosco, quando mi ci metto sono un cagacazzi d’antologia, ma sono veramente orgoglioso di aver cercato di far capire a tutti quanto fosse importante essere lì sabato e, col senno di poi, mi rammarico un po’ per non esserlo stato forse di più con alcuni che non sono venuti, perché me lo sentivo, ne ero certo che sarebbe stato un momento importante, di quelli che ti fanno capire la vera essenza del nostro sport, di quelli che in qualsiasi contesto e che su ogni argomento con gente che sta di fronte a te ti fa dire o pensare: “Ehi, ma cosa vuoi tu da me, io sono un rugbista, non possiamo avere niente in comune”.


Grazie a tutti.


p.s. “Un aereo senza di lei” (Michel Bussi, 2014, ed. Mondadori) è un libro bellissimo…

 

 

 

 

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