27/11/2017 - "L'uomo di Alcatraz" (J. Frankenheimer, 1962) PDF Print E-mail
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Torino, Casa Circondariale Lorusso e Cotugno, 25 novembre 2017


 


La Drola Rugby-Cavalieri di San Giorgio 5-5


 


Marcatori Cavalieri: Martino (2), Corinni, Micco, Rocca


 


Cavalieri presenti sul campo:


Rocca, Micco, Parodi, Selva, Boi, Provvedi, Corinni, Juvara, Arnulfo III, Martino, Cavalleri, Nardi, Pontiggia, Galiberti I, Calandri, Odone, Repetto, Zucchi (cap.), Gropplero II, Pizzagalli


 


SEZIONE ANALISI TECNICA


Tre tempi intensi, giocati contro una formazione molto giovane e agonisticamente molto preparata, ma con limiti tecnici evidenti.


La partita si è svolta con regole old, rispettate in maniera maniacale dai ragazzi della Drola, che hanno sfogato la loro esuberanza fisica solo con alcune sgroppate sul campo quando hanno potuto trovare una breccia nella nostra difesa.


Difesa che per altro si è comportata egregiamente, aiutata anche dalle dimensioni ridotte del terreno di gioco che ha impedito agli avversari di sfruttare appieno i loro trequarti molto veloci.


Dal canto nostro abbiamo cercato di usare le nostre caratteristiche intorno ai punti d’incontro, cercando di ripartire dalle ruck in maniera a volte ordinata e a volte meno, ma con una percentuale bassissima di palle perse.


Le mete realizzate sono frutto proprio di questo atteggiamento, a parte quella di Micco che non ha mancato di recapitare il solito vassoio di paste a quei poveri malcapitati che non lo conoscevano e che sono stati mandati al bar dalle sue finte.


Arbitraggio preciso e puntuale, favorito anche da un clima di rispetto reciproco dei contendenti (un fuorigioco fischiato in tutta la partita e nessun richiamo per atteggiamenti verbali a vanvera penso siano un record difficilmente eguagliabile in futuro).


 


SEZIONE PANORAMA, PATHOS E RETORICA


Ecco, finito il resoconto dell’oretta passata sul campo, è impossibile evitare di fare una riflessione sul prima e sul dopo.


Il prima segnato da molte defezioni, un po’ di nervoso per capire se saremmo stati almeno in quindici, ma che ha visto tutti quanti hanno aderito presenti alle 11.00 sul luogo dell’appuntamento, come mai nella nostra storia, segno che quando dobbiamo dimostrare di che pasta siamo fatti lo facciamo senza se e senza ma.


Sul campo abbiamo pensato a giocare solo a rugby, ma prima e dopo la partita ci siamo guardati bene intorno, eccome se lo abbiamo fatto, e intorno a noi abbiamo visto un muro di cinta altro circa 9 metri, intervallato da torrette di guardia per tutti i suoi 3 chilometri e passa di lunghezza.


Di questi tre chilometri ne abbiamo percorso almeno la metà per raggiungere prima il campo e in seguito la sezione dove i nostri avversari sono reclusi, in un silenzio quasi irreale, incontrando solo alcuni detenuti adibiti alla pulizia del suolo accompagnati dalla loro guardia.


Prima di incontrare i giocatori avversari ognuno di noi s’era fatto un’idea personale su come si sarebbero svolti i fatti, ma credo che nessuno si sarebbe aspettato di essere accolto da ragazzi che avrebbero potuto essere figli di molti di noi con un riguardo che forse non hanno mai avuto nemmeno con i loro genitori, oltre che con quel prossimo causa della loro detenzione.


Perché molti di loro a quello sventurato prossimo hanno causato dolore, morte e disperazione e questo nessuno di noi l’ha sottovalutato o dimenticato.


E nessuno di loro, parlando con noi dopo la partita e durante il terzo tempo, si è nascosto dietro un dito.


La squadra è composta da gente che ha preso 15 anni per rapina a mano armata, 17 per omicidio, alcuni sono in attesa di giudizio, ecc…


La Drola per tutti loro è la possibilità di vivere all’interno del carcere in una sezione distaccata, con alcune facilitazioni rispetto ai detenuti delle altre sezioni, ma sanno che le regole che ci sono vanno rispettate, altrimenti il ritorno al braccio originale è immediato.


Alcuni di loro sono iscritti all’università, altri stanno aspettando le pratiche per l’inserimento in un programma che consenta l’uscita in ore lavorative e il rientro serale, altri non hanno nessuna idea di quello che succederà quando usciranno da lì e forse ci rientreranno anche velocemente.


Sono però certo che se qualcuno di loro ce la farà dovrà fare un monumento a Walter Rista, a Mattia Basile e a tutti quelli che con fatica ma grande passione stanno portando avanti questo progetto.


Personalmente negli occhi di alcuni di loro mi sembra di aver visto questo, ma solo il tempo lo dirà.


 


L’uomo di Alcatraz era un tale che si chiamava Robert Stroud, un assassino condannato all’ergastolo che ha trovato nello studio e nella scienza quello che questi ragazzi, forse, stanno trovando nel rugby.


Lui di galera non è mai uscito, i detenuti che abbiamo incontrato noi invece lo faranno e avranno ancora una vita davanti.


Possiamo solo augurarci che non sprechino la seconda occasione.


 


NOTE A MARGINE


Grazie a quei buontemponi che hanno pensato bene di inacidirmi la prima parte della mattinata millantando un blocco della loro macchina e paventando un ritardo poco quantificabile.


Li scuso ma mi sono fatto un nodo al fazzoletto…


 


Premio stronzata dell’anno a chi, in mezzo ad una landa frequentata solo da addetti della Polizia Penitenziaria, ha urlato “La borsa valori la facciamo?”


 


Premio terzo tempo della storia all’unico terzo tempo rugbistico a base di sola acqua naturale, nemmeno frizzante, causa regole ferree di quella Casa Circondariale, che a differenza di altre vieta anche un minimo quantitativo di birra.


 


MOMENTO FLASH DELLA GIORNATA


La consegna del caschetto di Michi da parte di Graziano al capitano della squadra avversaria. Non aggiungo altro.


 


CAVALIERE DELLA GIORNATA


Stefano Juvara.


E’ venuto con grande attaccamento alla squadra, ha giocato concentrato come tutti e come tutti si è guardato in giro.


Solo che a differenza di tutti gli altri i suoi occhi avrebbero potuto incontrare l’abisso, per non dire l’inferno, presente proprio dietro ad una di quelle grate.


La sua presenza testimonia che forse non abbiamo sbagliato ad essere lì sabato scorso.


 

 

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