18/04/09 - 1° Torneo Giovanni Pitzalis PDF Print E-mail

SINNAI, 18 aprile 2009

Mare Tirreno. Traghetto. Porto Torres in vista. Cuccetta numero 317. - Pssssssssssssshhhhhhhhttt….!! - ?!? - Glu-glu-glu-glu-glu - ?!? - Burp! - Ma che c…che ore sono? - Le sei, sei e un quaghto. - Che stai…bevendo? - Una lattina di Moghetti, peghchè? - Ma sono le sei del mattino! - Le sei e un quaghto. - Dico… ma non potevi bere quell’acqua della bottiglia? - No, con l’acqua mi ci devo lavaghe i denti. - Ah. Così è cominciata una giornata che non avrebbe mai dovuto finire. Questa è la storia di un viaggio, di una partita di rugby, di una giornata al mare, di sabbia e grigliate di carne, di brindisi e placcaggi, di chiacchiere e confessioni, di lacrime, risate, colazioni, partite di calciobalilla, sbronze. Ma soprattutto è una storia d’amicizia. Nessuna squadra old del Continente era mai scesa in Sardegma per una partita. I Cavalieri di San Giorgio lo hanno fatto, ed è merito di due persone. Raul Segnan, il nostro monumentale Raul, l’uomo che non ha mai mentito a sé stesso, l’esempio per tutti quelli che – come me – si tormentano di rimorsi e cose che avremmo potuto e dovuto fare. Raul, allora, il giocatore. L’amico, il fratello. Che lavorava da tempo sull’isola, e naturalmente si era già guadagnato il rispetto di quelli che gli stavano intorno. Raul è uno. L’altro è Gianni, Gianni Pitzalis, un ragazzo che voleva giocare a rugby per l’eternità. E che inseguendo il suo sogno è venuto a Genova, nel Cus, lasciando gli amici del club cagliaritano che l’aveva cresciuto – il 7Fradis, appunto – per trovare nuovi fratelli a Genova. E che a Genova se n’è andato per sempre, vittima di un assurdo incidente. Gianni è due. Tomaso Martino ha organizzato tutto alla perfezione. Ha contato e ricontato, ha telefonato, scritto e poi ancora telefonato. E alla fine siamo arrivatì lì, a Sinnai, ed eravamo venticinque giocatori più mogli, bambini, nonni, militari a metà prezzo. In traghetto, in treno, in auto. Vale la pena di ricordare la composizione di una cabina a quattro che neanche Rocco Siffredi poteva metterla insieme: nei letti sotto, Chicco Municchi e Maugho Baghelli. In quelli sopra, Wizard e il Narvalo. Un concerto suggetivo di rumori e miasmi. La cabina a fianco era occupata da Galiberti e Buffa con figli. E sul pontile, poco dopo la partenza, abbiamo dato spettacolo con un pic-nic dalle straordinarie proporzioni gastronomiche ed affettive. Gibo Parodi, con moglie e piccoli, mi ha giurato che si respirava un’aria leggera. Serena. All’arrivo a Porto Torres, colazione al bar e partenza per il Sud. In una trattoria di Sinnai, qualche ora più tardi, ci siamo resi conto di quanto questi ultimi anni ci abbiano legato, di quanto questo legame sia sempre più forte ed importante. Il capitano dei capitani, il dottor Massimo Zucchi, ci sbirciava da un tavolo di lato facendo finta di nulla e sorridendo appena. Ma io sono sicuro che dentro di sé provava fortissima questa empatia che ha reso i Cavalieri così diversi e così uguali. E’ importante la partita? No, sì, no. Sì. I Cavalieri hanno giocato con ordine e determinazione, il 7Fradis ha difeso con determinazione. Ci siamo alternati tutti e poi abbiamo scambiato le maglie, mischiandoci l’uno con l’altro perché Gianni Pitzalis – che avevamo ricordato prima del match durante una commovente cerimonia – ci ha mischiato, e reso più forti. Cavina non è stato coinvolto neppure in una rissa, roba da non crederci. Vale forse la pena di ricordare che Christian Morasso alla fine è planato in mèta, ma poco importano i colori che indossava. Il terzo tempo è stato la cosa più bella e vibrante che tutti noi abbiamo mai vissuto. Abbiamo mangiato, bevuto, riso, pianto per ore ed ore. Marubbi con moglie si è trattenuto con eroismo, non altrettanto si può dire degli altri. Un ricevimento straordinario ed irripetibile, i nostri amici sardi si sono mostrati insuperabili. Siamo tornati a dormire che eravamo persone diverse. Migliori. Forse Francesco Gropplero era leggermente più diverso degli altri, e infatti non è stato facile metterlo a letto. Ma che dire di Enrico Selva nel suo pigiamino elegante che dormiva come un cucciolone, il capino accanto a quello del capitano? Come tacere di Claudio Micco e delle condizioni in cui ha ridotto il bagno, di Guglielmo Arnulfo e la pazienza nell’incerottare i nonnini? L’orgoglio di Graziano. I grillotalpa di Ugolini. La schiettezza di Marinaro, il deliquio di Saturnino. La jeep di Nicosia, l’allegria di papà Patrone, il fascino di quel gran bell’uomo di Cavallo, la felicità negli occhi di Torre. Il solito Raul, che ha dormito un paio d’ore e alle cinque ha prima accompagnato il Narvalo in aeroporto e poi – non trovando la strada del ritorno – ha accostato e s’è assopito in macchina. Se questo non è un amico, un fratello. Il mattino seguente è stato un rientrare nomade verso Porto Torres, tra spiaggia e nostalgia per la più bella giornata dell’anno. Che non avrebbe dovuto finire mai, e che è stata chiusa con un ultimo brindisi. Psssssshhhhhhhhhhhttttttttttttttt…..!!! A Gianni. dal vostro inviato Narvalo
 

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