30/05/09 - 3° torneo Repubbliche marinare PDF Print E-mail
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PISA, 30 maggio 2009

Non risulta che il barone Pierre de Coubertin, per quanto ispirato dai terreni e dalle tematiche della Rugby School, abbia mai preso direttamente diletto dalla palla ovale. Se lo avesse fatto, avrebbe senz’altro indossato la maglia dei Cavalieri di San Giorgio.

A maggior ragione dopo aver assistito alla terza edizione del Palio delle Repubbliche Marinare, disputatosi a Pisa in una strepitosa giornata di sole di fine maggio. Di vero spirito sportivo, parlava il barone. Esattamente quello professato dai venticinque maturi sportivi genovesi che anche in questa occasione hanno speso fino all’ultima stilla d’energia per urlare il loro credo ludico-educativo. Siamo scesi in campo per divertirci. E basta. Nessuna ansia di vittoria, solo la voglia di essere insieme tutti, ancora una volta. Il risultato conta poco, perché comunque si è trattato di un gran bel successo. La vittoria del nostro modo di interpretare questi appuntamenti. Schierando un ‘quindici’ davvero old. Nelle giunture e nello spirito, nei calzettoni e nel coraggio. Che gli altri facciano pure quel che credono, a noi il punteggio ci fa un baffo. Tanto, saremo sempre in testa alla classifica dell’amicizia e del buonumore. Per la precisione, val la pena di ricordare che non siamo esattamente dei dilettanti, e infatti nel primo incontro, avversari i padroni di casa e campioni uscenti, li abbiamo facilmente messi sotto dall’alto della nostra tecnica indiscutibile. Però. Quello che altri definiscono rugby-champagne, ma che noi sappiamo essere l’inarrestabile sintesi di lustri di tecnica antica, affinata quanto basta dal geniale Pierino Zaami. Insomma, siamo subito passati in vantaggio con quel trattore di nome Tomaso Martino. La solita giocata, con l’estremo che si inserisce e sfido chiunque a prenderlo, se ci riesce. A proposito: siete mai scesi nei fondi dell’officina di San Martino gestita da Tommy? Tra le fotografie apposte ne troverete una in cui il tranquillo, irreprensibile, bacchettone Tomaso veste da donna. Lui vi dirà che si trattava di un spettacolo teatrale, che sicuramente c’era di mezzo la beneficenza e blabla. Voi concentratevi su quell’immagine: il nostro ragazzo, la terza linea od estermo o dove diavolo volete schierarlo, indossa un attillato body nero. Le labbra sono cariche d’un rossetto scarlatto. Mmmmhhh. E lui – Tomaso Martino, o come si faceva chiamnare quella notte – è felice. Felice. Ecco, avete meglio compreso quel che vi dicevo a proposito della tolleranza e sportività dei Cavalieri? Bene, torniamo alla cronaca. Tommy ci porta in vantaggio, i pirati pisani s’incazzano di brutto e la mettono sulla rissa. Mischia, mischia, e ancora mischia. Ma i nostri, nonostante l’età media giochi spudoratamente a favore dei toscani, non mollano d’un centimetro. Alla fine però quelli passano, e festeggiano un pari bugiardo come se avessero vinto il TriNations. In un certo senso hanno ragione, perché superato l’ostacolo più duro finiranno con l’aggiudicarsi di nuovo il torneo. Per noi – e per De Coubertin – è lo stesso. Dopo il pari, incassiamo due sconfitte di misura: entrambe per una mèta a zero, con Napoli e Venezia. Ruotiamo tutta la rosa presente, regaliamo sprazzi di buon gioco, dimostriano ancora una volta di avere degliavanti che non si fanno bagnare il naso da nessuno e dei tre-quarti che regalano a volte ispirate invenzioni. Qualcuno esce con broncio, ma non ne vale la pena: il prossimo anno verranno a Genova, e coglieremo con raddoppiato piacere le nostre giuste soddisfazioni. Terzo tempo un po’ banale, per quanto ospiti di quel gioiello sportivo che è l’impianto di Tirrenia. Vi basti sapere che non avevano messo neppure una birra in ghiaccio. Dopo tre edizioni, non siamo ancora riusciti a vincere un match: tre pareggi e sei sconfitte. Strano, perché dappertutto ci acclamano come vincitori. Chiedete conferma a Pierre, il Barone. Dal vostro inviato NARVALO

 

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