06/06/2015 - VENEZIA - IX TORNEO DELLE REPUBBLICHE MARINARE Print

IX TORNEO DELLE REPUBBLICHE MARINARE
Lido di Venezia, campo delle Quattro Fontane
sabato 6 giugno 2015 ore 15.00 e seguenti

ovvero
poteva andare anche peggio
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Decimati dagli infortuni, dalle insolenti molestie muliebri, dai provvedimenti del ministro Padoan e maledicendo il famigerato anticiclone delle Azzorre, nelle prime ore di una giornata votata all’afa una sparuta ma incorruttibile ala di guardiani del verbo ovale si mette in marcia puntando con decisione, senza tentennamenti ed in perfetto orario, a nord est dove già hanno preso posizione dal giorno precedente, in una precaria testa di ponte, una turma di cavalleria legionaria con mogli, fidanzate e prole al seguito.
All’appuntamento fissato per le ore 15.00 sul campo del Lido si fanno trovare pronti e determinati: Martino, Palomba, Odone, Marchi, Saturnino, Alfredo Olivieri, Angelo Olivieri, Alberto Olivieri, Nardi, Corinni, Galiberti, Parodi, Bagnara, Mangiapanello, Lerda, Bernardini, Scarpa, Zaami, Patrone, Boi, Nicosia, Morasso.
I veneziani sono presenti con una torrenziale sovrabbondanza di uomini in numero di circa sessanta giocatori (che se avessero raccolto uno scheo par omo avrebbero potuto distribuire non una ma due magliette ricordo!!). In numero di ventisei si presentano i pisani che, unici gentlemen, offrono un piccolo ricordo alle altre squadre. Con un po’ di affanno giungono in gruppo i ventotto amalfitani, in leggero ritardo per aver dovuto attendere che almeno quattro dei loro giovanotti terminassero gli orali degli esami di terza media.
Dopo qualche innocente tentativo da parte di Galiberti, capitano di giornata, di rimediare alle manipolazioni del calendario delle partite effettuate dai padroni di casa – che si sono ritrovati a non disputare mai due partite di seguito come invece Amalfi e Genova – alle 16.00 iniziano finalmente le operazioni.
Da subito a tutti sembra chiaro che i veri avversari saranno il caldo e l’implacabile sole. E invece no! I 35° all’ombra sono solo un quasi trascurabile corollario dell’inesauribile vocazione equestre al parlottio, ai commenti, alle critiche nei confronti di tutti e dell’arbitro in particolare. Gli sforzi ordinatori di Francesco Bernardini e di Nico Palomba nulla possono contro questo antico vezzo anche perché a) gli avversari sono decisi, bravi ed in numero tale – soprattutto i veneti – da poter fare entrare ogni due minuti un paio di rimpiazzi freschi e capaci; b) gli infortuni affliggono sin da subito il campo rossocrociato: Alfredo Olivieri esce dopo pochi minuti per una brutta distorsione alla caviglia destra; Mangiapanello ha qualche attimo di deliquio per una vigorosa botta in testa; Parodi si ammacca una spalla nel tentativo di difendere una palla sulla linea laterale; Bagnara accusa nei primi minuti della seconda partita il risentimento di un risentimento già risentito nell’ultimo allenamento e Martino ha, da mò, atlante ed epistrofeo ballerini e bisognevoli di riguardo.
Peter Van Zaam agguerrito coach della vessillazione si è inutilmente sgolato raccomandando di non ammucchiarsi tutti intorno ai punti di incontro; il risultato di questo ordine di cose sono le sconfitte con Amalfi (0-2) e Venezia (0-5) solo in parte riscattate dalla netta vittoria su Pisa (2-0 con mete di Morasso ed Angelo Olivieri). Da segnalare l’assalto subito dal valente Morasso ad opera di un anguicrinito lagunare che lamentava scorrettezze (quasi) inesistenti mentre brilla della sua stessa perspicuità l’impeccabile prova nel lancio in touche di Nand Rover che molto di più avrebbe potuto fare in giro per il campo se avesse potuto prendere spunto e slancio emulatorio dall’altro Marchese insignito dell’Ordine della Nafta il quale, da re dei paraculi, rifugge dalle tenzoni guerriere per limitarsi esclusivamente al gay-touch. Ha brillato per la sua assenza nella terza partita Tomaso Martino che da una ordinanza in ricognizione è stato individuato nella adiacente Chiesa di San Bortolo ad officiare il diacono come apprendista chierichetto.
A fine serata dopo un terzo tempo all’altezza della situazione (ma che nemmeno con la penicillina avrebbe potuto essere uguale a quello organizzato a Genova da ziotarzàn l’anno scorso) sono state segnalate inimitabili gare di ballo del qua qua nelle discoteche sulla spiaggia del Lido ed addirittura a tarda notte sono stati avvistati un paio di tribuni – proveniente l’uno dal rango senatoriale e l’altro dal rango equestre – che hanno dato prova della sensibilità e dolcezza d’animo che un cavaliere deve necessariamente possedere per poter aspirare ad entrare nei ranghi dando attuazione all’XI° comandamento della nastola che recita “date da dormire agli assonnati”. Gli interessati, invitati a prendere nota dell’avviso e ad evitare assenze al prossimo allenamento, dovranno da Vito raccontare e spiegare quali i nobili sentimenti che li hanno animati in questa lacrimevole vicenda che ha lasciato loro, quale indesiderato strascico, un portentoso mal di pancia.
I Comizi Centuriati hanno deliberato di santificare la figura di Capitan Zucchi (sempre sia lodato) lasciando intercorrere uno spazio di partite in numero di cinque in cui le varie vessillazioni legionarie saranno comandate da un Capitano di Giornata senza che lo stesso possa mai essere indicato negli atti ufficiali come Capitano sic et simpliciter. La ratio della scelta sta nel voler incoraggiare la memoria e tramandare i valori coltivati dal Capitano (s.s.l.). All’esito di questo periodo - di vedovili lagrime annaffiato – sarà individuato un potenziale aspirante alla funzione probovirale connessa all’Ufficio di Capitano che dovrà raccogliere l’unanimità dei voti e, una volta eletto, garantire due giri di birra dall’ineffabile Vito.
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A Napoli quest’altr’anno.
O’mero stanco e zenogio sgionfo.